Il Piccolo Principe
Attività istituzionale
Appartamento di transizione: "la casa dei piccoli maggiorenni"
  Standard strutturali
  Finalità
  Tipologie degli utenti
  Rapporto con i Servizi Istituzionali: Servizi Sociali e Autorità Giudiziaria
  Rapporto con il Territorio
  Rapporto con la famiglia di origine
  Strumenti di progettazione, monitoraggio e valutazione delle attività
  Costi di gestione
Supporto alle famiglie di origine
  Premessa
  Obiettivi
  Metodologia



ATTIVITÀ ISTITUZIONALE

L’associazione di volontariato “Il Piccolo Principe” Onlus è nata per accogliere minori in difficoltà, su segnalazione dei Servizi Sociali e dietro provvedimenti del Tribunale per i Minorenni. Sorta come servizio di pronto soccorso per rispondere a situazioni di emergenza, la struttura si è trasformata in Comunità Familiare, per affrontare il problema della permanenza dei minori per periodi molto più lunghi del previsto, vista la complessità di avviare percorsi di inserimento presso famiglie affidatarie e/o adottive o di recupero del nucleo di origine. La Comunità Familiare "il Piccolo Principe" Onlus assolve a due finalità principali:
a) accogliere minori ed adolescenti con famiglie problematiche e impossibilitate, anche temporaneamente, ad assolvere le funzioni genitoriali;
b) accompagnare, attraverso un percorso educativo e un sostegno psicologico, la crescita dei minori per un reinserimento laddove possibile, nella famiglia di origine, o verso situazioni autonome alternative in accordo con una progettualità condivisa con i Servizi Sociali.   torna su

APPARTAMENTO DI TRANSIZIONE: “LA CASA DEI PICCOLI MAGGIORENNI

Dalla fine dell’anno 2005, l'equipe educativa dell’Associazione ha elaborato il progetto denominato “Nessuno Resti Solo”, progetto sperimentale rivolto ai ragazzi e alle ragazze per i/le quali il raggiungimento della maggiore età spesso non corrisponde ad una situazione di maturazione psicologica, di rete relazionale e abitativa tale da prevedere percorsi di vita in autonomia e che pertanto, senza un adeguato sostegno, ricadrebbero in situazioni di rischio. Tale progetto pertanto intende accogliere neomaggiorenni, attualmente per un periodo di tre anni, per sostenerli nel raggiungimento di una condizione necessaria e sufficiente per iniziare il loro percorso di autonomia nel contesto sociale.   torna su

STANDARD STRUTTURALI

Per la realizzazione del progetto “Casa dei piccoli maggiorenni” alla fine del 2004 è avvenuta la totale ristrutturazione di un caseggiato adiacente alla prima casa di accoglienza per minori ampliandone la struttura già esistente.
La nuova struttura include due appartamenti che possono ospitare complessivamente sei ragazzi/e (tre ragazze e tre ragazzi) e che hanno in comune lo spazio della cucina.
La struttura presenta ambienti diversificati in: una biblioteca con uno spazio per l’utilizzazione di strumenti multimediali, un laboratorio per l’avviamento alle attività artigianali di ceramica e pittura, una sala per lo studio della musica, un ampio spazio esterno utilizzabile come campo da calcio, rampa da skateboard e altre attività sportive, tutto ciò fruibile anche a giovani non residenti nelle due strutture.   torna su

FINALITÀ

Le richieste di inserimento pervengono dai Servizi Sociali affidatari della zona di Bologna, della Provincia e della Regione Emilia Romagna. Le finalità principali degli interventi a favore dei/delle ragazzi/e sono:

a) attuare un progetto personalizzato;
b) realizzare un'azione di prevenzione attraverso l'offerta di un sostegno materiale, educativo, relazionale a quei/quelle neomaggiorenni che, per vari motivi, non sono in grado di affrontare la complessità di una vita in autonomia e che pertanto, senza sostegno, potrebbero incorrere in una condizione di rischio;
c) intraprendere un lavoro di mediazione tra l’ospite e la famiglia di origine, laddove possibile, per tutelare l'ospite da una possibile e frequente ricaduta nelle dinamiche disturbate caratterizzanti le interazioni familiari;
d) orientare verso scelte di ulteriore scolarizzazione o di inserimento lavorativo;
e) educare alla legalità partendo dal riconoscimento del contesto territoriale, delle regole pratiche di convivenza interna e di quelle proprie del contesto sociale;
f) offrire attività laboratoriali, interne ed esterne alla struttura, finalizzate al riconoscimento ed esplicitazione delle potenzialità individuali, alla percezione e valorizzazione del gruppo come dimensione creativa;
g) perseguire un’azione di sensibilizzazione rivolta al territorio sulle problematiche relative alle situazioni di disagio;
h) partecipazione attiva al tavolo provinciale dei piani di zona sulle tematiche del disagio.

Professionalità e caratteristiche degli operatori:
attualmente gli operatori presenti sono quattro con qualifica di educatori professionali e operatori di strutture residenziali (formati al corso regionale). È presente una coordinatrice.   torna su

TIPOLOGIA DEGLI UTENTI

La struttura accoglie le seguenti tipologie di ospiti:
a. ragazzi maggiorenni usciti dal Piccolo Principe e non ancora autonomi;
b. ragazzi maggiorenni esterni al Piccolo Principe per i quali i Servizi Sociali elaborano un progetto di accompagnamento all’autonomia;
c. ragazzi maggiorenni, con procedimento penale in corso, collocati dall’Autorità Giudiziaria;
d. ragazzi maggiorenni provenienti da altre Province o Regioni per i quali sia necessario un allontanamento dal proprio territorio.

Nei primi mesi dall’ ingresso viene elaborato il PEI, in assoluto raccordo con quello terapeutico dell’equipe inviante, che stabilisce gli obiettivi e le finalità del percorso del/della ragazzo/a in Comunità, che vengono periodicamente verificati.
All’ interno della vita comunitaria i ragazzi vengono sostenuti nel loro personale cammino ed aiutati ad individuare le loro potenzialità sulle basi delle quali impostare la loro vita futura qualora siano pronti a lasciare la Comunità. Dall’avvio del servizio, datato 5 Dicembre 2005, sono stati accolti sette ragazzi, quattro di loro sono usciti perché hanno completato il loro percorso o perché indirizzati in strutture più idonee al loro bisogno a seguito del periodo di osservazione attuato in Comunità. Ad esempio una ragazza è stata dimessa il 30 Giugno 2006 poiché ha terminato ottimamente il suo percorso di autonomia, intrapreso positivamente un’ attività lavorativa e, insieme a noi e ai Servizi Sociali, ha deciso di andare a vivere in centro a Bologna dividendo la casa con altri/e ragazze.
Attualmente la struttura ospita una ragazza e un ragazzo usciti dal precedente percorso presso la comunità familiare Il Piccolo Principe e un ragazzo extracomunitario, con procedimento penale in corso, inserito dietro segnalazione del Dipartimento di Giustizia Minorile.   torna su

PRESA IN CARICO INDIVIDUALE E VITA COMUNITARIA

L’ inserimento degli/delle ospiti avviene dietro richiesta dei servizi istituzionali o come passaggio dalla Comunità Familiare Il Piccolo Principe con la durata stabilita in accordo con gli Enti mandanti.

Accoglienza

L’accoglienza dei nuovi ospiti della Struttura viene vagliata in una riunione tra i Servizi invianti (servizio sociale e/o sanitario, carcere, ecc…) e l’equipe tecnica del Piccolo Principe (Responsabile, Coordinatrice, Psicologa). Dalla discussione e conoscenza del caso si decide se rifiutare (in quanto non corrispondente ai requisiti minimi richiesti ) o accettare entrando così in un primo periodo denominato di osservazione.

Osservazione

Dopo un periodo di osservazione della durata di circa un mese, dove viene verificata la fattibilità dell’inserimento, la presa in carico del/della ragazzo/a avviene da un punto di vista educativo, attraverso una quotidianità fatta di aspetti relazionali e di cure primarie vissuta in struttura e sostegni di tipo psicologico, qualora se ne verificasse la necessità, condotti dai referenti dei Servizi Sociali.
L’operatore referente curerà, più degli altri, la conoscenza personale e diretta del/della ragazzo/a e stilerà, unitamente alla coordinatrice, una relazione sul comportamento relazionale e personale del/della ragazzo/a con particolare attenzione agli aspetti di adeguamento e trasgressione che mette in atto nei confronti delle regole e della vita di Comunità. Entro i tre mesi dall’ingresso viene elaborato il PEI.

Permanenza in struttura

La vita quotidiana in struttura recupera la normalità della scansione temporale dei pasti, degli impegni scolastici, di studio e lavorativi, delle attività ricreative e sportive e un clima relazionale di collaborazione e condivisione. La caratteristica della struttura impone una maggiore attenzione all’accompagnamento degli/delle ospiti verso una sempre maggiore autonomia nella gestione della vita quotidiana, ad un accompagnamento verso una scelta lavorativa o di studio superiore, alla costruzione di una rete relazionale che supporti la persona una volta uscita dalla struttura. Il metodo di lavoro in Comunità non può prescindere dal gruppo di regole essenziali che scandiscono la quotidianità e dall’atteggiamento che l’equipe educativa assume riguardo al loro rispetto e alla loro trasgressione.
Adeguamento e trasgressione sono l’alternativa implicita cui ogni individuo percepisce se stesso e costruisce le relazioni con gli altri. Questo aspetto, a nostro parere, supera il concetto della regola quale strumento di controllo sociale, ma ci porta a considerarla come uno strumento educativo, un’occasione per comprendere in che modo una persona riesca ad organizzarsi internamente ed esternamente.
Le regole hanno comunque la funzione di creare un importante senso di appartenenza al gruppo ed un riferimento chiaro per una personalità ancora in formazione. Le regole vengono presentate al/alla ospite all’ingresso in Struttura, in modo che possa discuterle e capirne le motivazioni:

a. Rispettare gli orari e gli impegni personali
b. Partecipare alla vita comunitaria
c. Evitare qualunque forma di violenza
d. Evitare rapporti troppo chiusi tra gli ospiti o rapporti sessuali
e. Curare l’igiene e l’ordine della propria persona e dell’ambiente in cui si vive
f. Rispetto delle persone e delle cose presenti nella casa
g. Divieto assoluto di droghe: gli ospiti verranno sottoposti periodicamente ad esami, dai quali debbono risultare “puliti”.  torna su

RAPPORTO CON I SERVIZI ISTITUZIONALI: SERVIZI SOCIALI E AUTORITÀ GIUDIZIARIA
L’inserimento dei/delle neomaggiorenni avviene dietro richiesta dei Servizi Sociali o dell’Autorità Giudiziaria. Tale richiesta viene vagliata dall’èquipe educativa in base agli inserimenti già presenti in struttura: qualora ciò sia possibile, viene previsto un percorso di inserimento e un primo progetto educativo.
L’inserimento e la permanenza degli/delle ospiti prevede un costante contatto e collaborazione con i Servizi invianti, se possibile a scadenza mensile, con l’obiettivo di monitorare il progetto, verificarne la fattibilità, aggiornare su accadimenti di particolare rilevanza accaduti in struttura o nella relazione con le famiglie di origine.   torna su

RAPPORTO CON IL TERRITORIO
Tutti gli ospiti vengono stimolati nel conoscere il territorio, le iniziative attivate e frequentare le strutture sportive, attività ricreative e educative/culturali presenti.
Inoltre vengono promosse le collaborazioni con Enti culturali, con il Quartiere, Università italiane e straniere e con altre Associazioni di Volontariato.
Si attivano tirocini e scambi culturali per diffondere la pratica della solidarietà. Molti studenti, italiani e stranieri, svolgono stage di apprendimento presso la struttura per imparare attività di tipo educativo e relazionale con gli ospiti.
In particolare:
Università di Denver
Dal 2003 ogni anno alcune studentesse dell’Università di Denver vengono in Italia per imparare la lingua e esiste una collaborazione con la nostra struttura che le ospita due giorni alla settimana. Loro ricambiano aiutando i ragazzi nell’apprendimento dell’inglese e degli usi e costumi del loro paese (organizzano ogni anno la festa di Hallowen)
Banco alimentare
Dal 1999 ci avvaliamo della organizzazione e della distribuzione di prodotti alimentari del Banco Alimentare di Imola.
Last minute market
Agli inizi del 2003 si instaura una collaborazione con il prof. Andrea Segrè, della Facoltà di Agraria della Università degli Studi di Bologna, e l’Ipercoop di Villanova di Castenaso (BO) a favore della nostra struttura, una delle prime ad accogliere la sperimentazione sulla possibilità di utilizzare i prodotti alimentari non più vendibili in quanto prossimi alla scadenza o con confezioni non più integre.
Questo ci ha permesso di risparmiare notevolmente sull’acquisto dei beni alimentari e quindi di poter destinare il risparmio ad attività sportive, alla creazione di una pista multifunzionale (gioco del basket, pattinaggio) e all’acquisto di materiale per i ragazzi.
Oggi questa sperimentazione viene portata avanti direttamente dall’Ipercoop di Villanova di Castenaso (BO) con il nome di “Brutti ma Buoni”, mentre l’Università tende ad allargare su tutto il territorio regionale l’iniziativa originale.   torna su

RAPPORTO CON LA FAMIGLIA DI ORIGINE
Qualora la progettualità sugli ospiti preveda, in accordo con i Servizi Istituzionali referenti, l’opportunità e l’utilità di un rapporto con la famiglia di origine da gestire nella struttura, vengono elaborate e monitorate modalità di incontro diretto o telefonico fra gli/le ospiti e i familiari e gli operatori e i familiari. In particolare l’anno 2006 ha visto l’elaborazione di un progetto a supporto delle famiglie di origine.  
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STRUMENTI DI PROGETTAZIONE, MONITORAGGIO E VALUTAZIONE DELLE ATTIVITÀ
La progettualità e l'azione educativa degli operatori sugli ospiti è sostenuta, rielaborata e verificata in periodici incontri dedicati all'attività di supervisione, condotta da figure professionali quali di psicologi, psicoterapeuti e psicopedagogisti.
Tale attività si differenzia per essere:

  • supervisione sui casi: supervisione psico-pedagogica con scadenza settimanale che ha per oggetto gli interventi educativi sui/le ragazzi/e ospiti, gli aspetti relazionali del rapporto fra educatori e ospiti, coerenza tra azione educativa e progetto e tra tutte le diverse componenti, ragazzo/a, famiglia, èquipe educativa, servizi sociali, che sono chiamati ad interagire. La supervisione sui casi si avvale della conduzione di una psicologa psicoterapeuta che apporta approfondimenti su aspetti clinici laddove si presentino situazioni particolarmente gravi e di una psicopedagogista;
  • supervisione sull'èquipe educativa: supervisione a scadenza mensile che ha per oggetto il vissuto degli/le educatori/ici emerso dal rapporto con i/le ospiti e con i colleghi.
  • Tali incontri di supervisione vengono condotti da uno psicologo psicoterapeuta.   torna su

    COSTI DI GESTIONE
    Per ogni ospite viene corrisposta una quota giornaliera da parte degli Enti che hanno collocato i ragazzi nella struttura.
    La retta è stabilita in relazione al grado di autonomia del/della ragazzo/a al momento dell’ ammissione in struttura. La struttura è fortemente tesa al raggiungimento, in tempi brevi, di livelli di indipendenza minimi, raggiunti i quali e in seguito a verifiche positive, la retta può venire modificata.   torna su

    SUPPORTO ALLE FAMIGLIE DI ORIGINE>

    Progetto di supporto psicopedagogico ai famigliari che vivono la condizione di allontanamento dei propri figli dietro provvedimento del tribunale.   torna su

    PREMESSA

    Un progetto di affido a favore di un/una minore presuppone la presenza di un contesto familiare di origine che per vari motivi, per comportamenti mancanti e/o attivi, si dimostra impossibilitata ad occuparsi adeguatamente del/della figlio/a.
    Pur presentando gravi difficoltà di ordine materiale e/o relazionale, la famiglia di origine resta comunque un punto di riferimento per il/la minore, un luogo dove ha vissuto e vive legami profondi che in quanto tali costituiscono parte della sua storia e della sua identità.
    Conseguentemente occuparsi del/della minore accogliendolo/a in Comunità assume anche il significato di verificare, sostenere e mediare, laddove possibile, una continuità di rapporti con la famiglia di origine.
    Il presente progetto intende occuparsi di tale verifica e mediazione, predisponendo un servizio rivolto alle famiglie di minori in situazione di affido, finalizzato a sostenere la famiglia nel superamento delle proprie difficoltà, promuoverne le risorse e competenze interne, cercando di ricreare le condizioni relazionali che permettono un reinserimento del/della minore o accompagnare la famiglia ad accettare altri possibili percorsi.   torna su

    OBIETTIVI

    Gli obiettivi che il progetto si propone sono i seguenti:
  • instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione con le famiglie dei/delle minori, presupposto per un successivo percorso;
  • mediare e facilitare la comunicazione fra le famiglie e i Servizi Sociali spesso vissuti come stigmatizzanti e causa dell’allontanamento dei/delle figli/e;
  • creare un contesto nel quale i genitori possano riscoprire e riappropriarsi della dimensione educativa propria del loro ruolo, al fine di sostenere un atteggiamento adeguato e congruo con la progettualità sul/sulla minore;
  • creare un contesto nel quale rielaborare il senso di inadeguatezza vissuto dalla famiglia che spesso impedisce l’emergere di risorse interne presenti;
  • verificare la possibilità di lavorare sulle dinamiche interattive alla base del disagio familiare per stimolare nuove condizioni relazionali.
  •   torna su

    METODOLOGIA

    Per raggiungere le finalità del progetto vengono utilizzati diversi percorsi di intervento, che possono integrarsi laddove possibile ed opportuno.
    I diversi percorsi di sostegno che si intendono utilizzare, sono rivolti sia ai singoli nuclei famigliari, sia a gruppi composti da più nuclei famigliari.
    Gli incontri rivolti ai singoli nuclei famigliari sono centrati sulla specifica situazione problematica, con l’obiettivo di creare nuove condizioni relazionali all’interno delle quali le famiglie possano generare proprie risorse.
    Il lavoro che coinvolge più nuclei famigliari si focalizza su tematiche psico-educative relative alle funzioni genitoriali, utilizzando la situazione di gruppo come:
  • luogo dove le figure genitoriali possono esprimere e condividere emozioni e vissuti legati alla loro storia personale;
  • un mediatore di contenuti relativi alle competenze genitoriali, creando un contesto nel quale i genitori possano riscoprire e riappropriarsi della dimensione educativa propria del loro ruolo, al fine di recuperare un atteggiamento adeguato e congruo al progetto di vita dei/delle figli/e condiviso con i referenti dei Servizi Sociali.
  • In entrambe le situazioni, sostegno ai singoli nuclei famigliari e lavoro di gruppo, sono presenti due professionisti esperti con competenze psicologiche, psicoterapeutiche, pedagogiche e soprattutto relazionali e famigliari.
    Il loro compito, oltre a quello di conduttori dei diversi percorsi di sostegno rivolti alle figure genitoriali, è anche quello di coordinare con coerenza il proprio lavoro con il progetto elaborato con i Servizi Sociali e dalla struttura che ha in carico il/la minore.   torna su

    RISORSE STRUTTURALI PRESENTI

    La realizzazione del progetto è possibile grazie alla presenza di ambienti utilizzabili per la conduzione di lavori di gruppo con più famiglie o per incontri con famiglie singole, spazi ricavati dalla totale ristrutturazione di un caseggiato adiacente all’attuale casa di accoglienza per minori.   torna su